martedì, 29 aprile 2008
"colombia's farc conflct spills over to ecuador"
Ore 6.00: mi sveglio, agitato.
Ore 6.30: sono in ufficio a guardare la posta e internet.
Ore 7.00: parto per una comunità di frontiera.
Ore 9.30: arrivo nel villaggio lungo il rio San Miguel che segna il confine; nulla di speciale, una missione come le altre, questa volta accompagno dei giornalisti che vogliono raccontare le dinamiche della zona.
Ore 10.00: chiacchiero con i leaders della comunità, gli ultimi avvenimenti, gli ultimi arrivi di persone che scappano dall'inferno, il centro di salute che tra poco inauguriamo, tutto pare tranquillo.
Ore 10.30: la troupe dei giornalisti inizia il reportage, intervistano una famiglia, poi un'altra.
Ore 11.00: siamo dentro una casa che si affaccia su quel piccolo corso d'acqua così pieno di significati, all'improvviso un boato tremendo, sono fermo, immobile, non so cosa pensare, sono attimi lunghissimi, la gente intorno a me pare scossa ma tranquilla, incrocio lo sguardo della giornalista, pare eccitata da quello che le sta capitando, incrocio lo sguardo della signora intervistata, pare conoscere perfettamente questi rumori.
Ore 11.02: iniziano a sparare, colpi singoli, poi mitragliatrici impazzite sembrano non finire più le loro munizioni, sono assordanti, sembrano dentro la casa, sono vicinissimi, ma dove? Gli attimi passano e capisco che sono lì davanti, saranno 100 metri, l'unica barriera è il fiume, non si vedono, la giungla è troppo fitta, ma è come essere in mezzo a loro. Comincio a pensare a che fare, nessuno parla, il mio collega autista è dall'altra parte del villaggio. Scappo? Rimango? Mi nascondo? Gli spari continuano, i pensieri sono mille, uno mi ricorda le esercitazioni militari, i rumori sono troppo vicini, i colpi arriverebbero anche qui se direzionati da questa parte. Nessuno parla, la situazione è irreale, mi accorgo che i giornalisti si agitano nel tentativo di mettersi il più vicino possibile alla provenienza dei botti, incrocio un'altra volta lo sguardo della signora, finalmente ha una reazione, vedo il figlioletto di 3 anni sul bordo del fiume, lo chiama, poi si avvicina a lui e lo strappa con forza da quella situazione a cui probabilmente è già assuefatto.
Ore 11.10: gli spari cessano, è solo a quel punto che mi accorgo di non aver fatto più di 10 metri in 10 minuti, la mente comincia a ragionare, a delineare i possibili scenari, tante volte abbiamo sentito parlare di sconfinamenti, di abusi territoriali, verranno da questa parte? Decido di no e decido che scappare dal paese sarebbe una buffonata, loro non possono, comincio a camminare verso il centro del villaggio, senza una idea precisa, solo allora mi accorgo che il mio collega si stava sbracciando per dirmi di andare verso di lui, una volta vicino alla macchina mi dice “io preferirei andare”, non riesco a dargli torto.Ma i giornalisti li ho portati lì io, non posso andarmene senza avvertirli, rifaccio la strada in senso opposto, minuti lunghissimi, la gente, orrendamente abituata a questi avvenimenti, cerca di sbirciare, di vedere, di capire le conseguenze.Solo dopo verrò a sapere di una reazione differente, un uomo, fin dai primi spari, spaventatissimo, ha cercato subito un riparo, un nascondiglio, il terrore legato a quei rumori è troppo fresco, i segni delle torture subite sono ancora troppo evidenti.
Ore 11.20: Trovo la troupe ancora più vicina alla provenienza degli spari, si sono armati anche loro, con telecamere ed enormi microfoni, aspettano che ricomincino gli spari per girare un pezzo. Dopotutto saranno gli unici al mondo a raccontare questo episodio, questo piccolo evento, così banale, così comune.Nel comunicargli la nostra intenzione di ripartire, mi ricordo di avergli promesso di farmi intervistare per cui decido che mezzora in più non cambia molto, dopotutto gli spari non si sentono più.
Ore 11.30: un altro botto, fortissimo, un'altra bomba, poi più niente.
Ore 11.35: alcune donne, giovanissime, approdano da questa parte del fiume, fanno ritorno da una riunione a cui partecipavano nel villaggio sull'altra sponda, raccontano, ridono, forse spaventate, forse no, da quello a cui hanno assistito, di nuovo la sensazione dell'assuefazione e abitudine, loro, gli altri abitanti, forse anch'io.
Ore 11.45: la telecamera è di fronte a me, l'agitazione per l'intervista ritorna prioritaria, la guerra è alle mie spalle, qualche centinaio di metri, ma è diventato un normale scenario di quotidianità, così perlomeno è vissuta dalla povera gente di questo villaggio.
Ore 12.00: Riparto, saluto tutti dando appuntamento alla prossima visita, nella normalità più assoluta, nel viaggio di ritorno una lunga discussione col mio collega su quanto accaduto, tentativi di spiegare le dinamiche di questa guerra sconosciuta, tentativi non riusciti. Lungo la strada sterrata incrociamo due camionette dell'esercito proveniente da un distaccamento troppo lontano, sapevano della presenza dei giornalisti, non possono far finta di niente.
Si torna in ufficio, andrò a Quito per il we, a rifiatare, io, la gente del villaggio no.
P.S.: Nei giorni successivi: la versione dei fatti viene stravolta e manipolata, che tristezza...
P.P.S.: per chi volesse vedere il reportage di aljazeera :
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12 commenti:
#1 29 Aprile 2008 - 19:53
Sei un mito, bellissimo anche con un po di pancetta e poi che spagnolo fluente. Il candelun
30 Aprile 2008 - 09:29
Candelun, in Nini ti racconta di un episodio così forte e tu gli parli della sua pancetta e del suo spagnolo....mah.....
Almeno firma il tuo commento, moralizzatore, poi bisogna conoscere tutti i dettagli prima di parlare. Il candelun
30 Aprile 2008 - 13:57
Candelun e moralizzatore (?), vi amo. andres
#5 05 Maggio 2008 - 14:56
Andrea i video li puoi inserire nel post e i link ad articoli e altri video come quello della giornalista italiana vanno inseriti con un codice facile da inserire: penso sia importante divulgare quello che fai e vedi : se vuoi ti do una mano MD
05 Maggio 2008 - 23:27
Grazie caro il tuo aiuto è sempre benvenuto, ti avevo anche scritto una mail chiedendotelo....
07 Maggio 2008 - 13:06
Ciao Andre! ma il giubbotto antiproiettili te l'hanno almeno dato in dotazione (conformato alla pancetta)? Scherzi a parte noi siamo preoccupate nel saperti in mezzo agli spari. Non si tratta di un film ma purtroppo di una dura e amara realtà che non viene portata a conoscenza dalla stampa e dagli altri mezzi di comunicazione.Chissà tua madre e tuo padre nel leggere "la tua prima volta" (che non è quella che pensavamo noi!!!) come si saranno spaventati.
Fai attenzione! Non è uno scherzo quello che stai vivendo.
Ti abbiamo visto in video: nonostante qualche chilo in più sei sempre affascinante anche in versione casual.
Un bacio grande grande e un abbraccio da Paola e Giusi.
#8 07 Maggio 2008 - 18:01
Tranquille, niente di quello che faccio qui lo vivo come uno scherzo:
- ed in effetti sono molto più preoccupato della pancetta che degli spari...
- le altre prime volte in un prossimo capitolo...
- e ovviamente i miei non leggono il blog...per ora è meglio così.
andres
#8 11 Maggio 2008 - 18:01
Cavolo..stai attento...
bello e bravo per il blog.
non posso dirti niente davanti a qs immagini della tua Inter .....
prossimamente
MB
ma la tua mail personale funziona ancora ? MB
MB? comunque si, mi scrivi?
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