venerdì 16 maggio 2008

ECCO DA DOVE VENGONO LA NUTELLA ED I PROFITTEROLES

mercoledì, 02 aprile 2008

Nel periodo in cui non ripartivano le missioni (mentre scrivo invece sono le 5 di mattina sigh e sto ripartendo...) e soprattutto i progetti, ho dedicato un giorno a visitare alcune coltivazioni di cacao. L'albero del cacao (Theobroma dal greco “cibo degli dei”) cresce solo nella fascia tropicale a cavallo dell'Equatore perchè ha bisogno di un clima sufficientemente umido e caldo . È una pianta delicata. Non sopporta né il sole eccessivo, né il vento, ha bisogno di ombra. Vicino al cacao vengono piantati limoni, banani, aranci. Cresce velocemente, tanto che fiorisce già dal secondo anno di vita e, dal terzo anno, fruttifica. La cabosside, il frutto dell'albero

1 foto mancante..........................

cresce direttamente sul tronco o sui rami più grossi, è lunga circa da 15 a 25 centimetri e ricorda, nella forma, un pallone da rugby. Ogni frutto contiene molti semi, avvolti in una polpa bianca e succosa, appena dolce, squisita. I semi vengono estratti manualmente e messi a fermentare e poi ad essicare, tostare e macinare, il risultato è la pasta di cacao, da cui poi derivano tutti i prodotti più succulenti che conosciamo.
I contadini (ecuatoriani o colombiani) spiegano che qui ne vengono coltivati due tipi, CCN51, una qualità dalle rese quantitative da ben 50 q.li di cioccolato per ettaro, e il Nacional, dalla resa quantitativa molto inferiore, ma sensibilmente migliore qualitativamente.
La produzione, dopo il crollo del prezzo del caffè degli anni scorsi, è diventata molto di moda, il prezzo è buono e la domanda internazionale è alta; per questo si cerca di incrementare la produzione con progetti sovvenzionati dallo Stato e dalla Cooperazione Internazionale, ma non è così semplice. Per coltivare il cacao bisogna insegnare le tecniche e l'assistenza deve essere costante per qualche anno, bisogna convincere la gente a non continuare a gestire attività illecite più redditizie, bisogna che il contadino si appassioni nelle tecniche di semina, clonazione e innesto per migliorarne la qualità (a vederli lavorare sembrano dei chirurghi delle proprie piante) e continua cura e pulizia del terreno; il rischio di fallimento in comunità remote e di difficile accesso è molto alto.

1 foto mancante..........................

3 commenti:

Anonimo ha detto...

#1 04 Aprile 2008 - 12:32

A volte penso ai viaggi fatti negli anni passati e a quanta gioia mi procuravano.Ora mi accorgo che ho paura a prendere un aereo e probabilmente non so se ho ancora il desiderio di "visitare" posti lontani. certo a leggere delle scoperte e delle esperienze che stai vivendo, frutto della quotidiana realtà locale e non di viaggi organizzati, ti dico di tenere duro e di goderteli: sarebbe l'unico motivo che potrebbe spostare un "milanese" come me dalle radici quotidiane. Vivi intensamente questi momenti perchè non a tutti è data occasione di poterli vivere; vivi questi momenti perchè pochi hanno trovato il coraggio di viverli.
Napoleone

Anonimo ha detto...

09 Aprile 2008 - 13:23

Ciao Napoleone, grazie dei tuoi bei commenti, qualche indizio per capire chi sei dietro la maschera?
utente anonimo

Anonimo ha detto...

11 Aprile 2008 - 08:44

A leggere il tuo report, bellissimo, complimenti -hai mai pensato di scrivere per un'agenzia?- viene una gran rabbia. Lo sfruttamento esasperato delle risorse naturali non rinnovabili mi ha sempre procurato un senso di angoscia.
Comunque in questo caso l'enorme divario che c'è tra sfruttatore e sfruttato è in più un vergognoso - non trovo altre parole- elemento su cui il mondo intero dovrebbe riflettere. purtroppo non succede solo lì, basta pensare al Sud Africa con l'estrazione dei diamanti o le numerose miniere di carbone ancora esistenti. e sempre con l'indifferenza non solo dello Stato, ma del mondo intero. Eh si, toccare con mano il dolore altrui lo fa diventare anche tuo, e tu lo trasmetti a chi ti legge.
Accidenti, l'espressione genovese "Mia, che mundo de sotta" dove sotta sta per merda, rende bene anche in questo caso.
Ti abbraccio Andres, e anche se non ti scrivo spesso sappi che qui tutti ti pensiamo e siamo fieri di te.
Cognatina.