venerdì 16 maggio 2008

PRIME IMPRESSIONI DALLA MISSIONE

venerdì, 21 dicembre 2007

Hola! Sono rientrato oggi dalla mia missione di 5 giorni sul Rio Putumayo. E' stata un'esperienza straordinaria. Dopo un viaggio di qualche ora su terra, abbiamo lasciato le jeep e siamo balzati su una canoa

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che ci ha trasportato su e giù a visitare le comunità indigene raggiungibili solo via fiume di una zona al confine tra Colombia, Ecuador e Perù. Ognuna delle comunità visitate è rappresentata da qualche decina di famiglie che vivono in baracche in legno con tetto in paglia

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spesso molto lontane tra loro sulla riva del fiume. Si tratta di popolazioni Kichua che abitano da sempre queste località e che da decenni accolgono colombiani della stessa etnia in fuga dall'altro lato. In realtà la convivenza pacifica tra colombiani ed ecuatoriani non sempre è dovuta alla guerra in corso ma anche dal semplice fatto che le popolazioni di queste terre sono abituate a convivere con i loro dirimpettai ed il fiume non rappresenta per loro un confine ma una semplice risorsa comune.

Ognuna di queste piccole comunità è dotata di una scuola “primaria” (bilingua, castillano e kichua) per i bambini, con un maestro che arriva da fuori e che si trasferisce lì per qualche anno, diciamo finchè non scappa. Quasi tutte inoltre dispongono di una piccola canoa con motore 15 cavalli (lentissimo) utilizzata dal maestro o dal “presidente della comunità” come bus per andare a prendere e riportare a casa i bambini della scuola.
Purtroppo l'elenco delle cose di cui dispongono è già finito.Non esistono scuole superiori, i ragazzini vanno tutti a lavorare, se e quando terminano le primarie.L'acqua utilizzata (anche per bere) è quella del fiume, altamente inquinato dal petrolio, dalle fumigazioni e da chissà cos'altro, il che causa malattie di tutti i tipi. Non esiste supporto sanitario, per qualsiasi emergenza o problema deve essere utilizzata la canoa della scuola che: o non c'è del tutto, o è in viaggio per altri motivi, o, se c'è, può impiegare ore ed ore per raggiungere il centro di assistenza più vicino, spesso rappresentato da un infermiere o medico di un distaccamento militare....Tra i problemi più gravi vi è ovviamente la malaria, nonchè le irritazioni/malattie cutanee dovute alle fumigazioni, le bronchiti, le semplici influenze che spesso degenerano ma la lista potrebbe continuare.
Non esiste elettricità, salvo qualche raro piccolo generatore e qualche pannello solare che proprio in questi giorni viene distribuito.
Continua.....

2 commenti:

Anonimo ha detto...

21 Dicembre 2007 - 02:11

Ciao! Anche tu nelle Americhe?
Cosa ti spinge fino qua?

Anonimo ha detto...

21 Dicembre 2007 - 13:20

Ciao Andre, che esperienza incredibile e toccante. Se penso che qui a Milano tutto gira intorno al Natale che devi festeggiare per forza anche se vorresti essere da tutt'altra parte. Che devi per forza comprare dei regali se non altro per ricambiare quelli che ricevi.
Andre tu hai avuto il coraggio di fare quello che veramente hai sempre sentito dentro!
Ti penserò il giorno di Natale mentre mangi qualche cibo strano, e so che sarai felice.
Un bacio grosso e un abbraccio forte, forte!
pam