Un mese, oggi è un mese che sono arrivato in Ecuador, paese che non aveva mai suscitato le mie fantasie vacanziere e nel quale sono capitato, oltre che per scelta, anche per una serie di coincidenze. Il tempo è volato, lo si dice quando si sta bene in un posto, e così è stato per me; strane le sensazioni che si provano in questa cittadina che di bello non ha nulla; qui chi ci capita durante una vacanza neanche vuole fermarsi per una siesta, eppure ha qualcosa di affascinante, di misterioso ed anche di inquietante (si, il termine mi è stato suggerito...). Comincio ad avere qualche riferimento fisso: davanti all'ufficio c'è una “tienda” dove ci si serve di frutta fresca già pronta e tagliata, e dove fanno la pizza con l'ananas (si, è dolce!) ed alla quale io non riesco più a fare a meno...i gestori poi sono gentilissimi; c'è poi un piccolo internet-point all'interno del quale esiste l'unica macchinetta “nescafè” (ne esce anche il cappuccino), che ormai è meta fissa (ricorda un pò Biffi...); c'è il supermarket dove si trova di tutto (diciamo che per tutto si intende l'indispensabile, e dove i detrattori della Nestlè rischiano di uscire a mani vuote); e poi c'è la “tintoreria” di fiducia dove lavano e stirano in modo impeccabile (beh qualche macchia qua e là compare) e dove si lascia solo qualche spicciolo per chili di biancheria. Tutti, negozianti, colleghi, personaggi pubblici (ieri ho conosciuto il nuovo console colombiano!), rifugiati, padroni di casa, finora si sono dimostrati molto cordiali e disponibili, a Milano non è sempre così...Nei migliori ristoranti, rappresentati da semplici piccoli posticini (un paio di locali tipici, una specie di trattoria italiana, un messicano...) si mangia, bene, con 5 dollari; una casa “carina” costa tra i 100 ed i 200 dollari al mese ed una corsa in taxi costa 1 dollaro e 25. E poi uscire dalla città riserva sempre mille sorprese: ad esempio il “puente”, località di qualche migliaio di persone che è la frontiera ufficiale rappresentata da un ponte sul fiume con qualche poliziotto (da poco, prima neanche quelli) che un pò annoiato o forse impaurito dovrebbe controllare il confine; oppure le comunità di indigeni sia ecuadoregni che colombiani spesso dislocati in posti incantevoli nella selva, tra piante di banano e fiumi in piena, che quando visiti credi di essere sul cast di “Mission”......



5 commenti:
14 Settembre 2007 - 11:49
Grande!
ma riuscirai mai a riabituarti a Milano?
14 Settembre 2007 - 20:52
ovviamente sei liberissimo, dopo la lettura del mio commento, di praticare qualsivoglia tipo di rito scaramantico...
il tuo blog mi ricorda in parte quello di baldoni
era una persona favolosa, lo è diventato per tutti dopo la dipartita
prima poteva sembrare il classico fighetto che trasla l'anno sabatico post laurea al post compimento del quarantesimo anno d'eta
ma magari tu sei vero
15 Settembre 2007 - 00:34
si, mi sono toccato, ma tu chi sei?
16 Settembre 2007 - 17:13
Và che mi tocco le tette pure io per te neh!
Tornate, noi, da Naxos.
Ti abbraccio forte.
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