
“Yo lloré porque no tenía zapatos, hasta que ví un niño que no tenía pies" (Piangevo perchè non avevo scarpe, finchè vidi un bambino che non aveva piedi).
Per mesi avevo visto nei mercatini le copie delle opere di questo autore, ritenendole orrende e voltando con ignoranza lo sguardo da un'altra perte.
Ci è voluto più di un anno per cominciare a sopperire a questa ignoranza.
E ieri, entrando per la prima volta in un suo museo, ho cominciato a capire.
Nelle sue opere è rappresentata per intero la drammaticità del ventesimo secolo (“el tiempo que me ha tocado vivir”), la follia dell'uomo, ed in particolare la sofferenza di tutta l'america latina.
“Hay quien nace viejo y muere de lo mismo, sin enterarse siquiera de su paso por la vida. Hay quien nace y muere joven, eternamente joven, renovador y creativo”.
Per chi fosse interessato:
il suo sito







1 commento:
Senor, me cansa la vida,
tengo la garganta ronca
de gritar sobre los mares,
la voz de la mar me asorda.
Senor, me cansa la vida
y el universo me ahoga.
Senor, me dejaste solo,
solo, con el mar a solas.
O tù y yo jugando estamos
al escondite, Senor,
o la voz con que te llamo
es tu voz.
Por todas partes te busco
sin encontrarte jamàs,
y en todas partes te encuentro
sòlo por irte a buscar.
(Machado)
La sofferenza dell'america latina riassume la sofferenza dell'uomo. E' solo più...palpabile, più nuda, più cruda, più immediata.
Ma è lo stesso ovunque. Il dolore non risparmia nessuno. E l'indifferenza e l'incapacità di comunicare, purtroppo, regnano sovrani.
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