Prima o poi doveva succedere, prima o poi qualsiasi esperienza giunge al termine, prima o poi le cose belle finiscono.
E così anche la mia permanenza in Ecuador si è conclusa.
Sapevo sarebbe successo, ma non ero preparato. Motivi personali mi hanno portato a concluderla un pò prima, ma forse mai sarei stato pronto davvero.
Mi sveglio la mattina con una strana sensazione, qualcosa non c'è più, mancano molte cose.
Non essere più lì, non avere più quel caldo avvolgente sulla pelle, quel clima così piacevolmente sempre uguale, quel sole insopportabile ma allegro, quelle piogge torrenziali da fine del mondo, quegli odori da terra di confine.
Ricordo tutto, ricordo gli amici, ricordo i colleghi, ricordo i volti di tutti, piacevoli compagni di un'esperienza unica.
Ricordo la gente locale, i venditori ambulanti, i visi scolpiti dei rifugiati che attraversavano il confine accompagnata dai fantasmi del terrore.


Penso ai fiumi e alla gente che vi abita, alle missioni, all'aiuto dato, agli errori commessi, ai progetti realizzati ed a quelli da realizzare; penso alla terra rossa dei villaggi martoriati da una violenza inutile, dalla follia umana, ai guerriglieri, agli eserciti, all'Ecuador e alla Colombia...e mi manca tutto.

Riaffiorano nella memoria momenti belli, entusiasmo e felicità, momenti difficili, sconforto e tristezza.
Conservo gelosamente tutto per prepararmi alla prossima partenza.




4 commenti:
Semplicemente grazie di averci fatto vivere tutto questo.
Candelun
Andrea, farai qualcosa di pubblico per raccontare la tua esperienza? un mio carissimo amico dirige SELVAS.ORG e potrebbero interessare alcune tue testimonianze.
Fammi sapere.
e ben tornato!
del resto, si viaggia anche per tornare.
Diversi.
Più intensi.
di più...!
Selvas.org mi piace molto, e come vedi è nei miei link preferiti...però non so, magari ne parliamo...grazie!
...hai spiegato molto molto molto bene tu...
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